Pages

lunes, 13 de julio de 2009

LORENZO 1997: L'ALBERO


Así aparece Jovanotti en la portada de su noveno album, Lorenzo 1997: L'albero, olvidados ya los tiempos de visera ladeada y melodías fáciles de finales de los ochenta, y aunque la matemática seguirá siendo algo demencial y los números insoportables, este italiano no perderá la sonrisa al poner un 1997 junto a su nombre de pila, por supuesto el año de aparición del disco. Como tantas otras cosas que se hicieron en el periodo que va del 96 al 97, la música de L'albero se mezcla con mi experiencia vital en Roma, transmitiendo toda una dinámica de alegría sobre esa banda sonora original propia que yo andaba formando.
En cualquier caso este disco no tiene desperdicio. Un sonido fresco que sabe a funk, a jazz y a África, que enriquece con matices diferentes este hip-hop aligerado made in Italy y bascula entre melodías pop pegadizas (Bella), propuestas-protestas multiculturales y alternativas de buen rollo y centro social (Ueikap, Il Muratore, Questa è la mia casa) o joyas de envolvente optimismo (Canzone piccola, Il re). Yo me quedo con temas como "La pace" (que cierra el disco) y, sobre todo, con la mágica "La linea d'ombra", canción que me ha inspirado durante mucho tiempo. Ese tiempo ha pasado, como podéis comprobar en la fotografía de abajo, tanto para Jovanotti como para mí. Pero bueno, en realidad hay que aceptar lo que viene y estar dispuesto a seguir la ruta.


Os dejo la letra y la música del tema en italiano.

La linea d'ombra, la nebbia che io vedo a me davanti, per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo, mi offrono un incarico di responsabilità, portare questa nave verso una rotta che nessuno sa, è la mia età a mezz'aria in questa condizione di stabilità precaria, ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto mi giro e mi rigiro sul mio letto, mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome, il fondo del caffè confonde il dove e il come, e per la prima volta so cos'è la nostalgia, la commozione, nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione, per ogni strappo un porto, per ogni porto in testa una canzone, è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione, senza preoccupazione, soltanto fare ciò che c'è da fare, e cullati dall'onda notturna sognare la mamma... il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità, mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante, mi hanno detto che la paga è interessante, e che il carico è segreto ed importante il pensiero della responsabilità si è fatto grosso, è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide, dai tempi spensierati di un passato che è passato, saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto, di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura, cosa sarò, dove mi condurrà la mia natura? La faccia di mio padre prende forma sullo specchio, lui giovane, io vecchio, le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio, "la vita non è facile ci vuole sacrificio, un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione", arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione, e adesso è questo giorno di monsone, col vento che non ha una direzione, guardando il cielo un senso di oppressione, ma è la mia età, dove si sa, come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani, che ti vivono accanto e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera, dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera, ed ho paura di essere mangiato, ed ho paura pure di mangiare, mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo, l'astrologia che mi racconta il cielo, galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare, ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare. Mi offrono un incarico di responsabilità, non so cos'è il coraggio, se prendere e mollare tutto, se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare ma bella da esplorare, provare a immaginare, cosa sarò, quando avrò attraversato il mare, portato questo carico importante a destinazione dove sarò, al riparo dal prossimo monsone, mi offrono un incarico di responsabilità, domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire, getterò i bagagli in mare, studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte, quando si parte, e quando passerà il monsone, dirò levate l'ancora, diritta, avanti tutta, questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione.





No hay comentarios :

Publicar un comentario en la entrada

Dádle voz al oráculo